Per domande, consigli, suggerimenti e richieste, potete contattare privatamente sul numero (+39) 3294939361, rispondera direttamente il dottor Vannucci

Si può superare una volta per tutte dalla depressione?

In qualche caso si può guarire dalla depressione. La depressione confina con la tristezza e con la difficoltà ad elaborare esperienze negative per noi significative, “lutti”: noi nella vita sperimentiamo eventi difficili e negativi, crisi. Il “male oscuro” si può instaurare in noi quando appunto non riusciamo ad elaborare una perdita, una delusione, un fallimento, quando ci sentiamo incapaci e impotenti ad affrontare alcune prove che la vita ci riserva. Se sviluppiamo la nostra “resilienza”, la nostra capacità di accettare quello che non possiamo cambiare e ci impegniamo , anche attraverso un percorso psicoterapeutico, a sviluppare le nostre risorse e a modificare tutto quello che è possibile possiamo superare le emozioni negative realizzando noi stessi: Questo è il possibile percorso: avremo affrontato la tristezza, il dolore vero, la nostra parte oscura e questo nostro impegno ci darà anche Energia,  stimolerà la nostra autostima, la Consapevolezza della nostra Identità, il nostro senso di Equilibrio, di Autoaccettazione. Questo è il possibile percorso verso la Serenità.

I deficit neurologici possono essere accompagnati dalla depressione e con che effetti?

Se per persona “neurologicamente in difficoltà” si intende una persona che presenta una patologia o disturbo neurologico cioè relativo al sistema nervoso centrale o periferico di tipo organico (se funzionale il disturbo è di tipo psichiatrico) si può considerare che molte patologie neurologiche si accompagnano a sintomi psichici/psichiatrici di tipo depressivo e non solo. La depressione “arricchisce” il quadro clinico del Parkinson, di demenze, della Sclerosi Multipla, delle paresi e di altre patologie neurologiche. La persona si può ritrovare depressa perché colpita da patologie gravemente invalidanti che possono cambiare il corso della sua vita costringendola a rinunciare all’autonomia e all’indipendenza personale o comunque rivedere le sue possibilità, risorse, progetti .

Da vari anni prendo lo Xanax (0.5 mg x2 al giorno) ma mi sento depresso e ho crisi di panico: mi dia un suggerimento! grazie

La Terapia Farmacologica va aggiornata con una certa frequenza per adattarla alla risposta ottenuta e al disagio emotivo vissuto. Suggerisco comunque che lei possa immaginare di intraprendere un percorso di riflessione, alcuni colloqui  per ridurre la sintomatologia andando anche a curare le cause interiori ed emotive della stessa.

Il disturbo post traumatico da stress si cura solo con i farmaci?

Il consigliare un farmaco senza incontrare la persona basandosi su una diagnosi non è cosa molto indicata: il DPTS è un disturbo clinico che può assumere varia gravità e !caratterizzazioni. Volendo superarlo questo è possibile con alcuni incontri di psicoterapia esperienziale ed eventualmente un lavoro ipnotico riuscendo così anche a ridurre il bisogno d i sostegno farmacologico.

Vorrei un aiuto per curare la mia depressione oltre che con il cipralex che sto prendendo insieme allo stilnox?

L’assunzione di stilnox viene raccomandato che non sia prolungata nel tempo. Si suggerisce di sostituire lo stilnox con una benzodiazepina con un dosaggio adeguato. Si possono rivelare utili se non risolutivi alcuni colloqui che facilitino un equilibrio emotivo interiore per migliorare o risolvere il problema dell’insonnia.

Sono insicuro e ossessionato dalla paura di non avere fatto bene tante azioni della vita quotidiana (aver chiuso bene la porta, le luci, il gas, etc.), dalla preoccupazione e dall’incertezza di avere messo gli ingredienti giusti o meno mentre cucino, etc. come posso uscire dq questo stato di paranoia?

In base ai sintomi da lei riportati direi che si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo (D.O.C.), nella mia pratica ho curato diverse persone con questo tipo di disturbi ed è stata efficace una psicoterapia intensiva ma breve.

Mi fido ben poco degli altri alla luce delle tante esperienze negative di relazione con gli uomini (sono una trentenne) che ho avuto e per quanto pensi di meritare l’affetto di un uomo da una parte, dall’altra non riesco a liberarmi dalla paura di essere rifiutata, tradita, non amata veramente. C’è qualche possibilità per me di essere OK e vivere una piena vita affettiva?

Per trovare maggiore sicurezza in se stessa ed essere maggiormente consapevole delle dinamiche relazionali che ha vissuto può rivelarsi utile un lavoro terapeutico di tipo esperienziale. Nella mia esperienza si è rivelato efficace anche la partecipazione a maratone o a incontri terapeutici di gruppo. È importante che lei raggiunga una maggiore consapevolezza delle sue emozioni e una maggiore sicurezza della sua presenza e dell’immagine che dà agli altri.

Penso che studiando psicologia potrei conoscermi meglio, capire le mie dinamiche inconsce, le mie emozioni, i miei comportamenti, la mia ansia e sento che vorrei aiutare altre persone mi chiedo se proprio una persona ansiosa possa aituare qualcuno con lo stesso problema.

Per capire una persona che soffre può essere importante aver sofferto ma anche essere stato in grado di gestire le emozioni e superare il proprio disagio : una guida deve conoscere il cammino per poterlo indicare agli altri. Il pericolo può essere quello di utilizzare gli altri per “curare se stess

Tutti e due i miei genitori erano bipolari, mio padre soffriva anche di paranoia. io non avevo tanti amici come adesso...adesso sono ossessionata che tutti mi vogliono male, tutti mi controllano, mi mimetizzo in modo che non mi riconoscano,per non parlare con gli altri perché mi sento sempre sotto attacco...ho provato sixrest, tegratol, abilify (non lo prendo più perché sentivo come se mi stessero picchiando) efexor, seroquel...adesso litio 1 a rilascio prolungato e Gabapentin 100-alla sera, ma non sono tranquilla, non dormo, mi sveglio 3-4 volte, sono stanca e vado avanti così da 10 anni... da due settimane ho colloqui con una psicologa e un pochettino sono migliorata...prendevo Depakin, che era rilassante, anche troppo, ma sono ingrassata 8 kg....vorrei aiutare la mia dottoressa. Mi dispiace che sono un caos, ho anche un marito, c’è qualche antidepressivo o neurolettico? Voglio rimanere sensibile e non diventare una pianta. Grazie mille per l' impegno,siete da lodare!!! cordiali saluti

Quello che risulta da quanto riferisce è che il suo caso andrebbe visto in modo integrato da uno psichiatra che si occupi anche di psicoterapia: da una parte il lavoro terapeutico dovrebbe consolidare il suo desiderio di migliorarsi e di mettersi in discussione e insieme coinvolgere le persone per lei importanti secondo un approccio relazionale/familiare per attivare le risorse presenti nel sistema relazionale in cui lei vive. Per quanto riguarda i farmaci insieme al lavoro terapeutico andrebbero precisati ma considerarli come un sostegno: da come lei si esprime lei si affida fondamentalmente ai farmaci; i farmaci sono un aiuto ma è importante da parte sua la volontà di crescita personale e di affrontare le sue dinamiche personali e relazionali: porsi anche obiettivi e progetti gratificanti e qualificanti per la sua autostima.

Sono depressa e ho crisi di pianto e di ansia per gli esami universitari, alcuni mi sono andati male e vivo come un incubo i miei studi universitari che non so come fare a proseguire: come posso fare a superare questa mia angoscia

Da come lei descrive la sua situazione sembra che lei sia entrata in una serie di circoli viziosi: per le esperienze negative avute, lei è ansiosa rispetto allo studio ed eventuali esami successivi. Il problema è che l’ansia tra i suoi effetti randa difficile l’apprendimento e ostacola la memoria: più lei si preoccupa e meno successo avrà nello studio e negli esami. Nella mia pratica privata ho risolto con 3/5 incontri problemi di questo tipo aiutando la persona a superare l’ansia, aver fiducia in se stessa e ad avere successo negli studi.

Voglio portare mio marito in terapia facendo una terapia di coppia: vorrei avere qualche suggerimento per superare la sua ritrosia a venire

Per prima cosa dovrebbe capire i motivi per cui suo marito non vuole partecipare e su questa base rassicurarlo. Una possibilità comunque (se suo marito è molto negativo) è sostenere che lei ha bisogno di essere aiutata o sostenuta dal terapeuta e che lui la può accompagnare: in qualche caso è stato utile che la moglie dicesse “Caro, ma così puoi esprimere direttamente le tue idee e questo può essere importante anche per te”. Un’altra possibilità è dire che lo psicoterapeuta vuole vedere anche lui per poter aiutare lei stessa, cioè facendo ricadere sul terapeuta la responsabilità dell’incontro cosa e non sostenendo lei stessa che anche lui deve essere “curato”.

Gentile Dottore sono la sorella di un ragazzo di 17 anni che soffre di depressione e ansia, sta prendendo le pastiglie di sertralina eurogenerici da circa 3 settimane ma a volte ha dei momenti di ansia totale che non riesce a gestir! e che lo fanno soffrire tantissimo, io, la mamma e l'altro fratello non sappiamo come alleviare questi sintomi, saprebbe darci qualche consiglio su cosa possiamo fare o dire per farlo stare meglio ? grazie in anticipo

Bisogna capire questa ansia diretta e nei comportamenti tenuti nei suoi confronti che ha suo fratello in che modo si presenta (sintomi e anche aspetti comportamentali, vissuti soggettivi, etc). È importante comunque essergli vicino in modo “empatico” manifestando empatia, cioè fargli percepire un vissuto di vicinanza emotiva e non essere giudicante nei suoi confronti ma sostenerlo e affermare con convinzione “ce la puoi fare” in modo diretto e nei comportamenti tenuti nei suoi confronti.  Se desidera avere ulteriori precisazioni e approfondire altri aspetti specifici del problema mi può contattare telefonicamente.

Salve x combattere l'ansia grave (sbandamento, palpitazioni, apatia e stanchezza eccesiva), chi specialista può aiutarmi. Grazie

Deve contattare uno psichiatra e psicoterapeuta che possano in un percorso curativo aiutare la persona a gestire lo stress e l’ansia associata.

Salve, sono una donna di 40 anni, ho un lavoro precario e da sette anni ho una storia con un uomo sposato e molto più grande di me. Sento che la mia vita è insoddisfacente e non so se voglio avere dei figli. Sento che il tempo passa e io sono indietro su tutto rispetto alle mie coetanee con cui non riesco ad avere argomenti in comune dato che loro sono mamme e mogli e vivono un realtá differente dalla mia. Mi faccio queste domande da tempo ma continuo a rimanere sempre nella stessa situazione. Ho fatto dei percorsi di psicoterapia senza grandi vantaggi. Volevo sentire un vostro parere in merito.

Considerando alcuni aspetti della situazione per come l’ha esposta, le consiglierei di fare un lavoro terapeutico di tipo esperienziale (non interpretativo), focalizzato su direttive di sostegno alle sue capacità relazionali, consapevolezza delle sue emozioni, risveglio delle sue risorse e sostegno nello strutturare obiettivi e valori nella sua esistenza. Può essere significativo un lavoro personale sulla sua motivazione, chiarire il suo desiderio di avere una famiglia e dei figli. Può essere utile porre l’attenzione sui modi che lei utilizza per evitare contatti relazionali e sperimentare l’intimità con un eventuale partner. È anche possibile fare un percorso di crescita sulla relazionalità e sulla seduzione che aiuti a incontrare un partner e a mantenere una relazione. Questo percorso l’ho svolto con vari clienti/pazienti ed è risultato decisamente efficace.: si è trattato molte volte di un lavoro di Life-coaching.

Voglio superare il pensiero fisso del tradimento di mio marito. Sono 6 mesi e ho sempre lo stesso pensiero FISSO. Come posso fare ? e a chi mi devo rivolgere?

Il tema della gelosia (le tematiche collegate all’abbandono, al tradimento e cosi via…) è frequentemente affrontato nella terapia individuale e di coppia. Uno degli aspetti importanti è capire quanto e come si è affievolito il desiderio, l’energia e l’intimità tra i due partner. La gelosia, di cui la persona può essere più o meno consapevole, frequentemente è associata a un senso di essere poco desiderabili e a una bassa autostima; può essere frequentemente presente una forma di dipendenza nella relazione. D’altra parte la gelosia può essere un’emozione del tutto naturale quando ci sono chiari segni che l’altra persona sta “realmente” allontanandosi e la presenza di segni di tradimento. Nelle persone ansiose le fantasie di gelosia e di persecuzione sono decisamente facilitate quindi un aiuto è anche quello di curare l’ansia e lo stress della persona.

Ciao mi chiamo Alessia,sono tre mesi che soffro di questa cosa,inoltre vado anche dallo psicologo mi guardo allo specchio ed è come se non sono io non so come uscirne

Deve intraprendere una psicoterapia e un eventuale appoggio farmacologico che affronti il suo problema di identità. Personalmente ho ottenuto molti risultati in  caso come il suo.

Come posso risolvere problema neurovegetativo-psicosomatico (pancia molto gonfia e dolore)

Considerando dei sintomi a carico del sistema digestivo, in termini metaforici il digerire gli alimenti in modo corretto vuol dire che siamo in grado di spezzettarli, di trovare componenti utili e utilizzarli per ricostruire in nostri tessuti (organi, etc). Trattenere l’aria può essere dovuto a varie situazioni fisiche (tipo reflusso gastro-esofageo di lieve entità). Può voler dire che noi rifiutiamo il cibo o alcuni prodotti alimentari e questo si verifica in parallelismo a un’azione dello stress (quanto siamo siamo stressati o in difficoltà per realizzare noi stessi e quello che desideriamo).

Buonasera. Ho una figlia di 32 anni che soffre di ritardo intellettivo, sindrome bipolare, disturbo ossessivo compulsivo, cognitivo, ansia, e fobie. Da 5/6 anni segue una cura con antidepressivi, ecc, ecc, con dei buoni risultati. Ma nell'ultimo periodo si è molto accentuato il disturbo ossessivo compulsivo, cognitivo. chiedo gentilmente, se con la psicoterapia, si riesce a curare tutti questi disturbi, da me elencati. Ringrazio anticipatamente...

Come lei descrive, sua figlia presenta un quadro clinico complesso in cui si è alterato “il disturbo ossessivo compulsivo”. Con una psicoterapia di tipo fenomenologica umanistica e relazionale è possibile ottenere un miglioramento della situazione clinica lavorando insieme a voi genitori e a tutta la famiglia.

Ho un amico molto problematico malato che rifiuta le terapie, come devo fare?Necessita di un aiuto

Tanto più un disagio psichico è consistente e tanto è maggiormente difficile l’inizio di una psicoterapia. La consapevolezza di malattia, di chi siamo e cosa proviamo per quanto possa farci rilevare disagi e difficoltà, è un elemento importante per un lavoro terapeutico, specialmente individuale. In un caso in cui la persona rifiuta la psicoterapia bisogna capire qual’è il messaggio che dà con questo rifiuto, che cosa vuole dire e che cosa rappresenta. Importante può essere una terapia di coppia o una terapia familiare per iniziare un percorso evolutivo.

Salve, soffro di depressione da stress post traumatico. Ho un fratello e una sorella autonomi che vivono per conto loro. Due genitori di 83 e 85 anni che ho seguito da sola finora. Ho paura che mia sorella voglia portarli a vivere vicino a lei per motivi egoistici .A chi mi devo rivolgere?

Potrebbe elaborare nel corso di pochi incontri individuali una strategia opportuna per dirimere le sue preoccupazioni ed elaborare una strategia positiva/costruttiva per il futuro della sua famiglia. Frequentemente si ottengono buoni risultati sviluppando una maggiore e limpida comunicatività tra i membri della famiglia e un approccio amorevole.

Ho mia figlia affetta da disturbi ossessivi compulsivi a chi mi devo rivolgere?

I disturbi ossessivo compulsivi possono rendere la vita difficile sia alla persona che alla famiglia. È bene rivolgersi a uno psichiatra/psicoterapeuta per dare supporto alla famiglia per il sostegno e nella risoluzione del problema.

Buonasera,ho 70 anni in questo periodo di guai e ansie,sono ingrassata molto,ingurgito e mi alimento male,non ho piu'voglia di uscire e di vestirmi,come devo fare sto andando in depressione,grazie

Attraverso dei colloqui con un professionista potrà da una parte essere maggiormente consapevole dei suoi vissuti e della sua situazione e insieme intravedere soluzioni e cambiamenti da sviluppare per la sua crescita personale. Ho risolto numerosi casi di questo tipo con interventi relativamente brevi della durata di dieci incontri.

Salve dottore,il mio caso credo sia purtroppo serio. Soffrodi depressione endogena da 35 anni con la speranza che un giorno avrei tolto i farmaci e guarire..,ma nn è così,credo di fare terapia a vita farmacologica che mi a dato il mio professore che nn c è più e morto .la domanda è banale che voglio farle:si può guarire da questa patologia molto seria..ho dovrò prendere i psicofarmaci a vita?La ringrazio arrivederci

La risposta può essere “sì”, si può guarire, ma richiede molta volontà e impegno e una specifica psicoterapia (per arrivare anche fatto che lei possa vedere e interpretare i fatti della vita in modo positivo e allontanarsi dalla depressione). Si tratta di risvegliare le risorse sopite e la creatività che lei sicuramente ha per accettare la sfida di quell’avventura che è la vita. Io mi occupo specificamente di psicoterapia della depressione e lavoro attraverso la creatività e umorismo.

Salve, da tempo ho un problema che non riesco a risolvere. Sto da quasi 5 anni con un ragazzo, quando ci siamo messi insieme avevo solo 16 anni. La relazione è sempre andata bene sino a quando, qualche anno fa, i miei hanno iniziato a litigare e si sono separati. Da lì è iniziato un calvario per la mia relazione, che ad oggi non so spiegare; mi spiego meglio: ci siamo lasciati molte volte in questi cinque anni, mai per cose gravi, sempre litigi e l'unica scappatoia che trovavo era mollare tutto e ricominciare. Ricominciare? Non ci sono mai riuscita concretamente. Sono una ragazza molto instabile e confusa, e me ne rendo conto perché la cosa è evidente a tutti ormai. Vorrei solo riuscire a capire se il problema di questa relazione è la mia instabilità (presumo, data dal fatto che i miei si sono lasciati e non credo più nell'amore) o la relazione è già finita da un pezzo. Sentimenti? Lui mi ama alla follia, nonostante l'abbia lasciato un paio di volte continua a starmi accanto e riprovare. Io, non mi vedo accanto a nessun altro perché il solo pensiero mi angoscia. Forse mi sono dilungata troppo, ma vorrei semplicemente un parere tratto da queste poche righe. Penso che andrò da uno specialista perché voglio veramente ricostruire questa relazione e per farlo so che devo "riassemblare" qualcosa dentro me. Grazie per l'attenzione!

Il parere non è semplice e rischia sicuramente di non essere risolutivo. Penso che lei debba aver il coraggio di guardarsi dentro, conoscersi e capire meglio se stessa e accettarsi e direi accettare quelle parti di se problematiche o i fatti e le reazioni della sua vita che non accetta. Potrebbe essere utili un incontro anche di coppia che faciliterebbe il lavoro individuale.

Salve, il gioco delle slot mi sta togliendo la vita... sono disperato. Come potrei uscirne?

È utile in un caso come il suo domandarsi in che modo quella slot l’affascina, la seduce e la renda dipendente: capire cioè come’& questa relazione “perversa” e come la può interrompere. Quando dobbiamo capire qualcosa di noi, se non siamo particolarmente formati ed esperti nei viaggi interiori è utile la presenza di un sostegno psicologico che ci faciliti a osservare quello che per noi è semplicemente complesso. Ho curato vai casi di ludopatia ed è possibile risolverla anche cambiando alcuni aspetti e comportamenti della propria vita, valorizzando i valori che scegliamo di avere, e riappropriandosi della nostra identità, nella nostra vision e della nostra mission che siamo qui su questo pianeta a compiere.

Desidero aiutare mio fratello, 22enne, (diplomato, per altro del tutto normale fino a qualche mese fa) bloccato completamente nella sua vita personale e sociale: non vuole vedere né parlare con nessuno, dice di sentirsi male per evitare di uscire di casa anche quando qualche vecchio compagno di scuola viene a trovarlo per portarlo fuori, teme moltissimo il giudizio degli altri. Lui attribuisce la sua “chiusura” alla pessima relazione con nostro padre da cui si è sentito disprezzato. Finora qualche seduta non è servita a niente. Vorrei essere aiutata

È giusto che lei si preoccupi per suo fratello perché questo momento di impasse può essere negativo per la sua vita. Da quanto racconta sembra che suo fratello abbia molto bisogno di sostegno e di sentirsi capito, amato e accettato giacche per lui è difficile accettarsi, volersi bene, con la paura di essere rifiutato in qualche modo dagli altri. È necessaria una psicoterapia non basata su interpretazione (cioè psicanalitica) ma una psicoterapia che si centrata sull’empatia e gli dia il vissuto di essere capito e lo aiuti a risvegliare le sue risorse. Non sono rari i casi di adolescenti come suo fratello, che in qualche caso interrompono gli studi e comunque non trovano lavoro.

La mia compagna presenta un così definito “disturbo di personalità”: di fatto ha frequenti e improvvisi cambiamenti d’umore, in certi momenti si chiude in se stessa ed è difficile comunicare con lei, ma non vuole farsi vedere da uno specialista e io mi sono un po' arenato, non so che cosa fare. Chiedo consigli e suggerimenti

Gentile utente, nel momento in cui lei ha un grosso affetto per questa persona e la vuole aiutare o sostenere e migliorare la sua vista di coppia, è importante che si rivolga a un “tecnico” del settore, cioè a uno psicoterapeuta individuale e di coppia. Con la mia metodologia in casi simili incontro la coppia e vedo anche individualmente sia lui che lei e poi, nel corso dello stesso incontro, li rivedo tutti e due insieme per far il punto della situazione. I risultati sono positivi se c’è una disponibilità al cambiamento, il desiderio di desiderio di esplorare se stessi,  capire come migliorarsi e sviluppare le proprie risorse di relazione. Per ulteriori suggerimenti può anche telefonarmi ai contatti che trova nella mia pagina di profilo.

Buonasera, ho 50 anni e sono 21 anni che combatto contro gli attacchi di panico. Il problema è che mentre questi sembrano essersi affievoliti, anche se in estate con il caldo è più facile che mi vengano, io mi sto completamente spegnendo, la mia vita sembra non avere un senso, non ho il coraggio o la voglia di cimentarmi in qualsiasi cosa, dal pulire la casa al cucinare al leggere un buon libro. Sono qui che dormo, dormo, dormo. La mia casa è sempre sporca, i panni quasi mai puliti, non ho mai niente per cena, trascuro ogni aspetto della mia vita e sì che ho tre figli, i quali mi aiutano in maniera molto blanda, ma che voglio pretendere se poi io non sono neanche una mamma presente. Mio marito anche, un pò mi aiuta, ma tra il lavoro, i figli ed io, povero cristo non sa a chi dare i resti ed ha una bella pazienza ed io mi sento in colpa verso di lui. Spesso penso di uccidermi, ma non vorrei creare ulteriori traumi alla mia famiglia, ma a volte il bisogno di togliermi la vita è così forte che penso che prima o poi lo farò sicuramente. La giostra tra psichiatri, neurologi e psicologi è sempre stata in moto, ma non mi sembra di avere risolto molto in più di vent'anni. Non so più che fare mi sono stufata di prendere farmaci su farmaci per non avere nessun riscontro.

Gentile signora, mi dispiace per la sua situazione esistenziale. Lei ha un disturbo depressivo non sufficientemente curato. Se le terapie farmacologiche finora non le sono state utili si pone il problema di un percorso psicoterapeutico breve, ma intensivo di tipo esperienziale, non interpretativo, che la sostenga nel dare un nuovo senso alla sua vita, porsi dei nuovi obiettivi, volersi bene ed evolvere come persona: le crisi che possiamo avere nella vita per quanto ci possono portare a dolore e sofferenza possono anche permetterci di rimettere in discussione noi stessi e scoprire risorse inaspettate.

Soffro da parecchi anni di ansia depressiva sono stato in cura da un psichiatra con la cura xanax a rp e remeron che mi causa una marcata sonnolenza adesso vorrei lasciare pian pian questa cura per ritornare allo stato di quando stavo bene potreste darmi un consiglio distinti saluti

Lei in queste sue brevi note non fornisce dati specifici del suo stato clinico, il fatto di ridurre una terapia psichiatrica è possibile se la persona manifesta nuove risorse emotive e alternative comportamentali rispetto alle situazioni che vive. Quindi il suggerimento è di farsi accompagnare da uno psichiatra che sia anche uno psicoterapeuta di tipo umanistico-esperienzale per un progetto psicoterapeutico di cambiamento per la diminuzione ed eventuale sospensione delle cure farmacologiche.

Mia moglie di continuo mi accusa, attacca e sminuisce, crede esista una speranza di farla smettere?

In questi casi il suggerimento è di fare una psicoterapia individuale e integrarla con degli incontri di coppia. È importante per lei capire anche che occasioni offre a sua moglie per essere aggressiva nei suoi confronti e d’altra parte riuscire ad essere “assertivo” per potersi confrontare con lei.

Mi sento triste e ho un vuoto dentro non sono soddisfatta della vita che conduco secondo voi ho bisogno di aiuto '?

Da come lei descrive i suoi vissuti questi sono caratterizzati per avere una consistente tonalità depressiva: un lavoro psicoterapeutico può permetterle di conoscersi maggiormente, riorientare la sua esistenza verso obiettivi gratificanti e ritrovare un benessere.

Ho 29 anni e sono alla 12a settimana di gravidanza. Ho sospeso i farmaci a gennaio improvvisamente perché mi procuravano effetti collaterali alprazig e sereupin per depressione e attacchi di panico! ora ho allucinazioni continue e pensieri di suicidio omicidio!!! posso curarmi in gravidanza?

Le suggerisco di cercare, ancora di più che i farmaci, essendo in gravidanza, un sostegno psicoterapeutico per sperimentare la riduzione dei sintomi e una maggiore serenità. Per ulteriori informazioni può telefonarmi al numero che trova nella mia pagina di profilo.

Per i disturbi da ansia si deve rivolgersi allo psichiatra o allo psicologo? Grazie

I disturbi di ansia hanno una grande varietà e spesso comportano tensione emotiva (che ha echi a livello del nostro corpo). In linea generale è importante capire come noi diventiamo ansiosi, cos’è che ci preoccupa, cosa temiamo che succeda e questo lavoro di insight richiede la psicologia/psicoterapia; i risultati possono essere notevolmente positivi soprattutto attraverso un approccio umanistico-esperienziale in tempi relativamente brevi.

Dal punto di vista operativo nell’urgenza di ridurre la sintomatologia un miglioramento si può ottenere con dei provvedimenti psicofarmacologici e l’unico professionista che può prescrivere farmaci è sicuramente lo psichiatra. L’ideale è uno psichiatra che pratica la psicoterapia.

Sono circa due anni che prendo daparox compresse vorrei cominciare a togliere ,chiedo, la difficoltà è dovuta anche alla durata trattamento ! cioè più tempo si prende e più difficoltoso sarà Il disintossicarsi! Premesso ho 53 anni e non voglio prendere antidepressivi per il resto della vita vorrei riappropriarmi della mia vita se qualcuno mi può dirmi a cosa vado incontro? Grazie

La dipendenza da antidepressivi è meno rilevante dalla dipendenza da altri farmaci, se lei è in buone condizioni di “umore” , sta bene e magari è riuscito a fare dei concreti cambiamenti nella sua vita e soprattutto elaborare le sue emozioni negative vivendo in modo sereno le situazioni-problema della sua esistenza è corretto che lei possa anche ridurre le dosi della terapia farmacologica con l’appoggio di un medico specialista.

Salve soffro da anni di ansia e depressione non ce la faccio più mi fa male lo stomaco ho dolori nella pancia e soprattutto in questo periodo sto male .come cura prendo lorazepram da 2,5 e daparox da 20 mg . Ma l ansia ritorna sempre non si e mai tolta non esiste una cura che la sconfigge per sempre non posso più vivere cosi mi ha fatto perdere anche il lavoro e essendo separata e mamma non posso vivere cosi . Vi prego come devo sconfiggere l ansia aiutatemi cosa devo fare ?

L’ansia (come altri sintomi) e il nostro stesso disagio psichico ha delle origini, delle dinamiche, delle motivazioni. Il lavoro psicologico approfondito e possibilmente fenomenologico come la terapia della Gestalt e altri approcci terapeutici possono permettere di ridurre l’ansia riducendone “la genesi”. Le suggerisco degli incontri di psicoterapia mirati al problema e delle azioni e comportamenti che lei potrà porre in essere nella sua esistenza per risolvere o ridurre le problematiche che l’affliggono e i relativi vissuti negativi: in questo senso l’ansia si potrà ridurre con il sostegno o meno dei farmaci.

Buonasera vorrei gentilmente sapere su chi orientarmi per disturbi di ansia e attacchi di panico sopratutto alla guida (ma anche in condizioni tranquille a casa ). Quindi sapere se rivolgermi a psicologo o psichiatra. Prendo qualche pastiglia le più leggere di xanax ma non mi serve più a nulla. Grazie .

Ci sono delle tecniche specifiche per ridurre le crisi d’ansia e gli attacchi di panico che possono essere utilizzate sia da psicologici che da psichiatri esperti in psicoterapia. Personalmente ho sostenuto molte persone nel superare crisi di panico e attacchi d’ansia con una metodologia integrata che comprende visualizzazioni e “breath-work”.